News

Rassegna stampa di testate nazionali e internazionali

 

È sempre utile distogliere lo sguardo dallo specchio che riflette la nostra immagine e prendersi la briga di scoprire come quella stessa immagine è vista dagli altri. Il 22 novembre 2021, sulla home page di Politico.eu un titolo significativo occupava il centro della schermata: Wecolme to Draghistan. Con i toni compassati da vecchio giornalismo anglosassone, e dando ampio spazio alle opinioni di intellettuali dubbiosi circa l’agire del Governo italiano, il seguitissimo sito internazionale ha tracciato un quadro di un’Italia in cui taluni principi democratici sarebbero, se non violati, in qualche modo distorti: (leggi)

 

Al di là dei vertici, delle dichiarazioni formali, dei contatti costanti tra funzionari e amministratori, il rapporto tra Unione europea e paesi dei Balcani occidentali continua a costituire un rebus di difficile soluzione. Come evidenziato in molti articoli segnalati in passato da questa rassegna stampa, tutto ruota attorno ad una domanda: è pensabile integrare nell’UE i Balcani occidentali senza prima modificare le regole di funzionamento delle Istituzioni di Bruxelles? Mentre alcuni si chiedono se mai si troverà una risposta, c’è chi spera che il coinvolgimento della società civile nella regione possa aiutare a vincere la disillusione ormai diffusa. Se ne è parlato nel corso di un recente seminario di cui si riferisce sul sito dell’Osservatorio Balcani-Caucaso: (leggi)
 

 

L’editoriale pubblicato sull’ultimo numero di Left.it dedicato alla crisi dei migranti al confine tra Bielorussia e Polonia e a quelle di tanti altri confini esterni dell’Unione europea non può che suscitare legittima indignazione ed anche rabbia nei confronti di scelte politiche al limite della disumanità. Devono far riflettere però in particolare le ultime frasi dell’articolo, dove si invoca l’adozione di decisioni e misure che impediscano l’arroccamento della “Fortezza Europa”, senza tuttavia riuscire a formulare proposte alternative concrete e credibili. Protesta sterile, si sarebbe definita un tempo, quando la politica aveva ancora il coraggio di immaginare il futuro: (leggi)

 

Ancora una segnalazione sullo stesso tema, ma con dati più “tecnici”. Se i muri sono probabilmente nel DNA di tutti gli esseri umani, lo sono di certo in quello degli europei: dalle mura di Troia al Vallo di Adriano, e poi giù lungo la Storia fino al muro di Berlino non si contano le costruzioni di opere che si volevano invalicabili. In questo XXI secolo i muri più citati sono quelli che dovrebbero ostacolare l’arrivo di migranti. Se ne parla in genere riferendosi ad un particolare confine, ma il fenomeno è ormai diffuso. Un po’ sorprendentemente, un elenco preciso dei muri anti-immigrazione esistenti in Europa è stato pubblicato su un sito che si presenta come “dedicato al viaggiare, vivere e conoscere l’Europa”, Europa Grand Tour: (leggi)

 

A complemento di un suggerimento di lettura della settimana scorsa, torniamo sul tema dei paesi dell’Asia centrale. Tale regione geografica non sembra aver mai rappresentato un obiettivo strategico della diplomazia dell’UE. Purtuttavia, le mutate condizioni geopolitiche determinate dal ritiro degli USA dall’Afghanistan, dalla crescente presenza cinese con la “nuova via della seta” e dagli sforzi del Cremlino per non perdere influenza nelle repubbliche ex-sovietiche, hanno indotto Bruxelles a cercare di segnalarsi come un interlocutore di primo piano anche in quelle terre “lontane”. Ne riferisce – non senza qualche nota di scetticismo – un articolo pubblicato su Euractiv.com: (leggi)

 

Da quando il progetto di una “Comunità europea di difesa” nacque e morì nell’arco di pochi anni (prima metà degli anni Cinquanta), l’idea di creare comunque dei meccanismi comuni di sicurezza e difesa non è mai stata completamente abbandonata da politici ed Istituzioni europei. L’ombrello della NATO ha reso tale creazione meno urgente e forse di più difficile configurazione, ma il progetto riemerge ciclicamente. Nella sua ultima versione ha assunto il nome di Strategic Compass ed ovviamente si presenta come qualcosa di molto diverso dalla Comunità di difesa cara, tra gli altri, ad Altiero Spinelli. Interessante è l’analisi che fa della bozza di Strategic Compass Pierluigi Barberini, analista Centro studi internazionali (CeSI), su Formiche.net: (leggi)

 

La segnalazione conclusiva di questa settimana riguarda un argomento che abitualmente non figura tra quelli su cui si sofferma questa piccola rassegna stampa di Dialoghi europei: le acquisizioni internazionali di beni e società strategici, ovvero i cosiddetti “investimenti esteri diretti”. Il recentissimo caso dell’interessamento di un fondo americano per la Tim ci offre l’occasione di segnalare un articolo chiaro e quasi didascalico pubblicato sul sito di Geopolitica.info: (leggi). Come ricordato nell’articolo, a livello europeo la materia è disciplinata dal Regolamento (UE) 2019/452: (leggi).