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Rassegna stampa di testate nazionali e internazionali 30/4 - 8/5

Le notizie sugli orrori e le stragi di cui sono quasi sempre vittime innocenti le popolazioni civili durante una guerra suscitano un tale sdegno ed una tale repulsione, che l’invocazione dell’intervento dei tribunali sovranazionali chiamati a punire questo tipo di crimini trova appoggio pressoché unanime. Pochi sanno tuttavia che contenziosi legati a crimini compiuti durante la seconda guerra mondiale sono ancora discussi dai tribunali, al punto che un’importante disputa giudiziaria contrappone attualmente due paesi amici quali la Germania e l’Italia in merito ai risarcimenti per i crimini nazisti. La notizia è stata riportata dal Sole24ore: (leggi)

 

“Perché la popolazione accetta la riduzione di spazi democratici, senza che ci siano repressioni? Quali sono i caratteri vincenti della linea politica, apertamente antidemocratica, adottata da Orbán?” Difficile dire meglio o di più per suscitare l’interesse dei lettori di questa rassegna stampa per l’articolo sul Presidente ungherese pubblicato sul sito Glistatigenerali.com. Sono le domande che si pone l’autore dell’articolo stesso, il docente udinese Silverio Allocca: (leggi)

 

L’idea di creare un movimento di paesi non allineati venne a Tito, Nehru e Nasser perché videro uno spazio politico nel quale operare mantenendo una certa distanza da entrambi i blocchi allora (come adesso) contrapposti. Non fu neutralità vera e propria, ma garanzia di poter disporre di una certa autonomia. Il movimento nacque poco dopo la fine della guerra di Corea: il conflitto aveva spaventato molti paesi, che cercarono di non schierarsi. Sorprendentemente, la guerra in Ucraina sta creando una situazione opposta, con molti paesi neutrali che cercano un riposizionamento. Un’analisi degli approcci seguiti è apparsa sul sito in lingua inglese di Deutsche Welle: (leggi)

 

Il processo di allargamento dell’UE si è fermato nel 2013, con l’ingresso della Croazia. Da allora c’è stato solo un “restringimento”, con l’uscita del Regno Unito. I paesi in attesa però non mancano e se nulla è successo da tanto tempo bisogna riconoscere che la colpa è soprattutto di quella che è stata chiamata la “fatica dell’allargamento”, la (presunta?) opposizione di molti cittadini europei nei confronti di nuove adesioni, subito fatta propria da molti politici alla ricerca di facile consenso. La guerra in Ucraina ha dimostrato la fallacia di questo atteggiamento e sta forse favorendo un nuovo approccio. Ne parla un articolo sul sito di Formiche: (leggi)

 

Sergej Viktorovič Lavrov è ministro degli esteri della Federazione Russa da quasi vent’anni ed è indubbiamente uno dei diplomatici più esperti sulla scena mondiale. La clamorosa intervista che ha concesso a Rete4 ha ancora una volta dimostrato l’assertività dialettica del personaggio. Difficilmente l’attacco antisemita al Presidente Zelenskj è stata un’uscita involontaria sopra le righe. Lavrov voleva suscitare scalpore e risonanza per la sua intervista, e ci è riuscito perfettamente: tutti i media italiani ne hanno parlato e le polemiche sono divampate. Missione compiuta dunque sul fronte italiano, ma c’è un altro paese dove le parole del Ministro degli Esteri russo rischiano di provocare una reazione ben più significativa che in Italia. Si tratta naturalmente di Israele, dove nessun accenno antisemita passa inosservato. Vale la pena di essere letto l’articolo che il Jerusalem Post ha dedicato alla vicenda: (leggi)

 

Per la Croazia, l’ingresso nello spazio Schengen e l’adozione dell’euro costituiscono gli ultimi due passi di un lungo cammino verso la totale integrazione nell’Unione europea. Non va dimenticato infatti che, anche dopo l’adesione all’UE, notevoli sforzi riformatori sono richiesti ai nuovi Stati membri proprio perché siano in grado di gestire eventuali frontiere “esterne” e soddisfino precisi parametri monetari per abbandonare la moneta nazionale a favore dell’euro. Dal punto di vista economico, il Governo di Zagabria conta molto sulla moneta europea anche come strumento di richiamo per i turisti. Ma lo stravolgimento della situazione economica, con l’imprevista crescita dell’inflazione, mette a rischio l’obiettivo dell’introduzione dell’euro nel 2022. Ne scrive la Voce del popolo: (leggi)