News

Rassegna stampa di testate nazionali e internazionali 15/07 - 20/07

 

Spiace doverlo riconoscere, ma la guerra è sempre stata uno straordinario acceleratore del progresso scientifico, soprattutto nel campo delle scienze applicate. La guerra attualmente combattuta sul suolo ucraino ci sta dimostrando che non solo in ambito scientifico, ma anche in quello politico, un conflitto armato (specie se sulla soglia di casa) può determinare rapide evoluzioni di posizioni di principio e dottrine politiche incardinate nell’ordinamento di alcuni Stati. È quanto sta succedendo in materia di neutralità, o meglio della sua rinuncia da parte di paesi che da decenni o addirittura da secoli ne hanno fatto un elemento costituente. Molto interessante, al riguardo, un’analisi apparsa sul sito di informazione L’indro, nella quale ci si sofferma con particolare attenzione sui casi di Svizzera, Austria e Giappone: leggi. Per quanto concerne la Svizzera, si veda anche l’articolo apparso su Swissinfo.ch: leggi.
 

La professionalità di un giornalista, di un commentatore o di un analista politico consente al lettore di farsi un’idea propria circa le notizie che gli vengono proposte. È tuttavia un’illusione pensare che esista il cronista perfettamente imparziale, capace di fare astrazione assoluta da quelle che sono le sue opinioni. Può allora risultare utile di tanto in tanto ricercare, invece dell’imparzialità di chi scrive, la partigianeria, per comprendere i sentimenti e le valutazioni suscitate da una notizia sulle parti in causa. Proponiamo questo approccio per il commento al recente viaggio del Presidente statunitense Biden in Medio Oriente nella versione di Shalom.it, sito della Comunità ebraica di Roma (leggi), e di Aljazeera.com, il sito della nota televisione qatariota (leggi).

A pochi mesi dalla trionfale rielezione di Viktor Orbán, i nodi delle tante scelte populiste e demagogiche adottate dal Governo ungherese stanno venendo al pettine. L’atteggiamento di sfida nei confronti delle Istituzioni dell’UE comincia ad essere pagato molto caro dai cittadini. Da Bruxelles non arrivano più i fondi europei, il fiorino tracolla e i problemi di approvvigionamento energetico colpiscono l’Ungheria come gli altri paesi dell’Unione, nonostante Orbán sia stato alquanto blando nella condanna della Russia per l’attacco all’Ucraina. Dinanzi alla drammaticità della crisi, il Governo ha adottato una serie di misure, tra cui una riforma fiscale che ha colpito in particolare gli indipendenti e contro la quale le manifestazioni si susseguono a Budapest. Il portale in lingua italiana UngheriaNews riassume la situazione: leggi. La riforma fiscale e le proteste che ha suscitato hanno attirato l’attenzione anche dei media statunitensi: un articolo in merito è apparso sulla rete ABCNews: leggi.

Nonostante la consapevolezza che il sottile filo che teneva assieme la sua maggioranza stesse per spezzarsi, Mario Draghi non ha rinunciato alla programmata visita ufficiale in Algeria, per assicurare all’Italia ingenti flussi di gas e ridurre così il potere di ricatto russo sulle forniture energetiche. L’Algeria è un grande produttore di gas e l’ENI è un partner storico del paese, cosicché la conclusione del nuovo accordo non deve sorprendere. Tuttavia sarà prudente evitare di sbandierare le connotazioni anti-russe dell’accordo stesso. Non può lasciare indifferenti il fatto che la visita di Draghi sia stata preceduta di un solo giorno dall’arrivo nel porto di Algeri di due navi da guerra russe, come segnala il Corriere del Ticino: leggi. In realtà Algeria e Russia sono molto vicine e sembra improbabile che Mosca abbia seguito con distacco la preparazione dell’accordo con l’Italia. In occasione del suo commiato di fine mandato circa una settimana fa, l’Ambasciatore russo ad Algeri ha sottolineato come i rapporti tra Russia ed Algeria abbiano raggiunto un livello di “profonda partnership strategica”, come ha riferito l’Algeria Press Service: leggi. D’altra parte, già nell’aprile scorso, l’edizione italiana di Forbes aveva sottolineato quanto sia complesso rapportarsi al paese magrebino, proprio per la sua vicinanza alla Russia: leggi

Anche se la nostra attenzione è indirizzata soprattutto verso il conflitto in Ucraina, guerre e focolai di guerra sono presenti in molte aree geografiche non lontane da noi. Dopo anni sotto i riflettori, sembra ad esempio che la situazione in Siria e nella regione circostante abbia perso d’interesse. Eppure è là che si assiste ad una versione moderna del “grande gioco” ottocentesco: allora erano Gran Bretagna e Russia a contendersi il controllo sull’Asia centrale, ora sono Turchia e Russia che si sfidano per il Medio Oriente. Rientra in questo confronto che evita gli scontri diretti, ma non le azioni mirate nei confronti di terzi, il recente attacco turco in Iraq, asseritamente condotto contro i curdi, ma che ha causato vittime civili. Un resoconto è stato pubblicato dall’Agenzia Nova: leggi.  

Diversamente da quanto fatto nel 2014, al momento dell’occupazione della Crimea, l’Europa e l’intero “fronte occidentale” hanno applicato nei confronti della Russia una serie molto ampia di sanzioni economiche e commerciali. Il dibattito su quanto male tali sanzioni possano fare al Cremlino vede schierati su posizioni contrapposte i sostenitori dell’ipotesi che il danno sia maggiore per chi sanziona che per chi è sanzionato, e quella di coloro che invitano ad attendere il dispiegarsi degli effetti a lungo termine della “punizione” inflitta a Mosca. Il tempo, solito galantuomo, ci dirà chi abbia ragione. Nel frattempo, segnali interessanti arrivano da scelte forse sorprendenti da parte dei russi, che evidentemente sentono il bisogno di attenuare le conseguenze dell’ostracismo di cui sono oggetto. Molti spunti di riflessione si ricavano da una nota dell’agenzia Reuters, pubblicata in versione italiana da Euractiv: leggi.