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Rassegna stampa di testate nazionali e internazionali 5-12/12-12

Rassegna stampa di testate nazionali e internazionali 5/12 - 12/12

 

 

 

Quando nel 1989 Frederik de Klerk (recentemente scomparso) divenne presidente del Sudafrica, era considerato un convinto sostenitore dell’apartheid. È probabilmente per questo che i segregazionisti non gli si rivoltarono contro quando poi avviò i contatti con Nelson Mandela e guidò il paese alla transizione democratica. Chissà che la soluzione del contenzioso tra Serbia e Kosovo, chiave di volta di qualsiasi evoluzione politica dei Balcani, non possa risultare agevolata da quello che si prevede sarà un nuovo trionfo dell’ultra-nazionalista Aleksandar Vučić alle elezioni che si terranno in Serbia nella prossima primavera e di cui parla un articolo pubblicato sul sito dell’Avanti!: (leggi)

 

Una delle principali funzioni delle Banche centrali consiste nel fissare il costo del denaro, tenendo conto di una serie di parametri economico-monetari tra i quali spicca l’andamento dell’inflazione. Se la crescita di quest’ultima appare eccessiva, i tassi di riferimento vengono innalzati. È questo l’approccio seguito in tutti i paesi con un’economia di mercato – o meglio, in tutti tranne uno. In Turchia il Presidente Erdoğan vuole a tutti i costi mantenere bassi e tassi d’interesse, e non esita a cambiare ripetutamente Governatore e Ministro delle Finanze pur di raggiungere il proprio obiettivo. E la svalutazione della lira turca sembra ormai fuori controllo, come spiega l’articolo di Finanzaonline.com: (leggi).

 

È almeno dai tempi del Concilio Vaticano II (1962-1965) che il concetto di ecumenismo è familiare ed accettato nelle chiese occidentali. Lo è molto meno tra gli ortodossi, in particolare presso i fedeli più tradizionalisti e le comunità monastiche, ancora consistenti e capaci di far sentire la propria voce. Il recente viaggio a Cipro ed in Grecia del Papa ha risentito naturalmente di questa situazione, e non a caso il linguaggio di Francesco è stato molto più libero e diretto quando ha parlato di migranti e tutela ambientale che quando ha menzionato i rapporti tra le chiese. Di riflesso, anche il commento al viaggio papale apparso sulla versione inglese di Kathimerini, elogia il comportamento e le parole di Bergoglio, evitando di menzionare le contrapposizioni teologiche: (leggi)

 

 

Indipendentemente da quello che possono pensare i sovranisti, è chiaro che solo sotto l’ombrello comune dell’UE i paesi europei possono confrontarsi e negoziare con le potenze economiche mondiali. È quindi importante che, proprio per venire incontro alle legittime aspettative dei suoi Stati membri, le Istituzioni dell’Unione europea dispongano dei mezzi necessari per competere ad armi pari con i principali concorrenti. Purtroppo finora le armi a disposizione sono spesso apparse spuntate: va salutata allora come una svolta positiva la decisione della Commissione di prevedere un meccanismo “di persuasione” che preveda un regime sanzionatorio comune quando un paese terzo minaccia di imporre misure coercitive contro uno Stato membro. La novità rappresentata da questo approccio è descritta su Formiche.net: (leggi)

 

 

 

Michael Giffoni, primo ambasciatore italiano in Kosovo (2008-2013), ha una lunga e profonda conoscenza dei Balcani e della Bosnia in particolare. È stato al centro di una vicenda giudiziaria per un’accusa relativa al rilascio di visti a cittadini kosovari, ma è stato pienamente scagionato. In un’articolata intervista pubblicata su Eastjournal.net analizza con grande lucidità la situazione in Bosnia-Erzegovina, sottolineando come la comunità internazionale dovrebbe avere il coraggio di “andare oltre Dayton” invece di limitarsi ad invocare il puro rispetto dell’accordo raggiunto nel 1995 per porre fine alla guerra: (leggi).

 

 

 

I meno giovani tra i lettori di questa rassegna stampa ricorderanno come, nel trentennio’70-’90 del secolo scorso, spesso le prime pagine dei giornali erano dedicate ai cosiddetti “troubles”, gli scontri sanguinari tra irlandesi repubblicani ed unionisti conclusisi solo con gli “accordi del venerdì santo” del 1998. La pace seguita a tali accordi ha portato un periodo di benessere e scambi proficui tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord. Già durante la campagna elettorale che ha preceduto il referendum (2016) sull’uscita del Regno Unito dall’UE, molti avevano messo in guardia sui rischi che la Brexit avrebbe comportato sulla tenuta degli accordi del 1998. Mentre le dispute per il momento sono essenzialmente di carattere commerciale, nubi minacciose si addensano all’orizzonte, come traspare dal servizio apparso su Politico.eu: (leggi).