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Nonostante i termini sovranismo e nazionalismo siano a volte usati come sinonimi, essi identificano in realtà due concetti distinti, come ben descrive un articolo de l’Avanti – leggi (“Il nazionalismo è una ideologia che, per affermarsi, ha sempre avuto bisogno di un nemico esterno; il sovranismo, invece, è un fenomeno più recente che ha bisogno di un nemico soprattutto interno”).
Fino a quando il sovranismo si limita ad identificare un ‘nemico interno’ nelle organizzazioni o istituzioni sovranazionali di cui un paese fa parte, il problema rimane contenuto entro i limiti di uno scontro ideologico (leggi quanto affermato da Matteo Salvini nel febbraio 2025 a Madrid, riferito da Comunicazione italiana: “Guardiamo Oltreoceano, agli USA, dove in pochi giorni Trump ha dimostrato che la rivoluzione del buon senso è possibile. Non è L’UE che legittima gli Stati ma gli Stati che legittimano l’Europa”).
Molto più pericolosa è la situazione quando subentra il nazionalismo e la ricerca di ‘nemici esterni’.
Ne è concreta dimostrazione l’aspro conflitto tra due politici di primissimo piano nella galassia populista, quali lo slovacco Robert Fico e l’ungherese Victor Orbán, al centro di una polemica che affonda le radici nel periodo postbellico e la pulizia etnica messa in atto dall’allora Cecoslovacchia: leggi il dettagliato articolo di Euractiv.it. Va sottolineato che Orbán è sempre stato molto attivo nel plasmare il suo nazionalismo anche mediante l’assertiva difesa delle minoranze ungheresi, del resto molto numerose (un’analisi esauriente anche se ormai un po’ datata è apparsa sulla rivista Eurasia: leggi).
Proprio parlando alla minoranza magiara in Romania il 26 luglio 2014, lo stesso Orbán formulò compiutamente la sua teoria della democrazia illiberale (“il nuovo Stato che stiamo costruendo in Ungheria è uno Stato illiberale” – leggi sul sito istituzionale).
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Parole chiave: Nazionalismo; Robert Fico; Viktor Orbán |
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