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L’inizio di un nuovo anno offre sempre alle donne e agli uomini di governo l’occasione per formulare messaggi ricchi di buoni propositi ed ottimismo. C’è molto ottimismo anche nelle parole usate dal vice Primo ministro montenegrino Aleksa Bečić che, nell’augurare buon anno ai suoi concittadini, ha affermato che il 2026 sarà “l’anno della chiusura di tutti i capitoli del negoziato [di adesione all’UE – NdC] e del completamento di un processo di portata storica per il futuro della società montenegrina” (come riferito da Vijesti: leggi).
Assieme all’Albania, il Montenegro è il paese dei Balcani occidentali più vicino al traguardo dell’ingresso nell’Unione europea, ma in realtà il livello di preparazione è ancora carente. Tale situazione è ben illustrata da un articolo di The New Union Post (leggi), che fornisce anche alcuni utili dati circa l’intero processo di allargamento dell’Unione.
Si può leggere nell’articolo che “Sebbene formalmente pro‑europei, segmenti significativi della maggioranza al governo [a Podgorica] sono di fatto sempre più anti‑occidentali e pro‑russi […]. Allo stesso tempo, le narrative anti‑UE e anti‑NATO dei media sono diventate più visibili ed efficaci, contribuendo al calo del sostegno pubblico all’integrazione”.
Alla luce di questo contesto, si possono rivalutare alcune affermazioni della Commissaria all’allargamento Marta Kos pronunciate quasi un anno fa, con cui l’ex diplomatica slovena chiariva come in realtà i negoziati di adesione procedano lungo due direttrici parallele, ma ben distinte: una tecnica ed una politica.
Aveva affermato allora la Commissaria che “per quanto riguarda la parte tecnica, possiamo concludere con Montenegro e Albania entro la fine del 2026 o del 2027. Ma c’è anche una parte politica, il che significa che nessun passo importante può essere compiuto senza la volontà degli Stati membri”: leggi su Balkan Web.
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Parole chiave: Montenegro; Adesione all’UE; Aspetti politici |
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