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Al netto delle (a volte opposte) valutazioni mitizzanti che può esprimere chi ha vissuto in prima persona la temperie politica e sociale del 1968, resta il fatto che quell’anno ha simbolicamente segnato l’avvio di un ciclo storico di emancipazione individuale e di potenziamento dei diritti civili che si è dispiegato per il resto del XX secolo e in questo inizio di XXI. “I cambiamenti che il ’68 produsse nei diritti sociali, nella teoria sociale e nella pratica sociale non si arrestarono, ed ebbero effetti di vasta portata sulla modernizzazione della società italiana”, come afferma in un articolo pubblicato su sito accademico britannico History & Policy (leggi).
La crescita dirompente delle destre nelle società occidentali nel corso degli ultimi anni può essere vista come una reazione a tali cambiamenti, portatori di liberalismo culturale e promotori di nuovi diritti. I
l movimento trumpiano MAGA riassume in modo esemplare le caratteristiche di una tale destra ultra-conservatrice, propriamente “reazionaria” in quanto volta alla restaurazione di valori dell’ordine sociale tradizionale.
Secondo i risultati di un’interessante ricerca (del 2020) sugli attivisti MAGA pubblicata dalla Cambridge University Press, “i sostenitori di Trump non sono semplicemente elettori che seguono le proprie preferenze politiche o gli appelli a favore di guerre culturali, ma sono anche adepti di un movimento sociale di base organizzato attorno alla percezione condivisa di onore perduto, prestigio in declino e mancanza di rispetto da parte delle istituzioni” (leggi nell’abstract).
In questa fase di anelito restauratore tuttavia, sembra rivivano alcune dinamiche del Congresso di Vienna (1815), dove la spinta verso il ritorno dell’ancien régime fu in realtà interpretata molto diversamente dai paesi rappresentati al tavolo negoziale (come si legge in un articolo sul sito dell’Università di Richmond, “gli Alleati non costituivano un blocco monolitico, portatore delle medesime convinzioni. La Gran Bretagna, nazione insulare con una tradizione parlamentare e una storia costituzionale, era restia a vedere in ogni rivoluzione una riedizione della Rivoluzione francese, come invece facevano le potenze continentali”), preludio di un esito globale che non annullò le conquiste dell’illuminismo (leggi sul sito Nepoleon.org).
Similmente oggi le posizioni di Europa e Stati Uniti in merito al destino dello stato di diritto e del diritto internazionale sono assai divergenti (leggi su Politico.eu), ma probabilmente le conquiste libertarie degli ultimi 60 anni non saranno cancellate. Come conclude una dissertazione pubblicata (2020) sul Journal of Democracy: “la capacità delle società liberali di autocritica e di riforma pacifica è una fonte di forza perenne. Nonostante le difficoltà attuali, le prospettive per la democrazia liberale non sono così fosche come le attuali circostanze potrebbero far pensare” (leggi).
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Parole chiave: Diritti individuali; Destra reazionaria; Democrazia liberale |
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