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Rassegna stampa di testate nazionali e internazionali 12/12 - 19/12

Rassegna stampa di testate nazionali e internazionali 12/12 - 19/12

La prima segnalazione della rassegna stampa di questa settimana non può non essere riservata alla Conferenza sul futuro dell’Europa, che comincia finalmente a produrre “risultati”, sotto forma di raccomandazioni concrete formulate dai cittadini europei coinvolti nell’iniziativa. E appena queste raccomandazioni diventano pubbliche, subito si manifesta la “prudenza” di coloro (persone ed Istituzioni) che le avevano sollecitate. Tuttavia, una volta messo in moto un processo democratico, “dal basso”, per l’individuazione dei miglioramenti necessari al buon funzionamento dell’UE, sarà probabilmente difficile far finta di niente e lasciare tutto immutato. Un articolo di Euractiv.it illustra su quali punti vertano le principali raccomandazioni recentemente formulate al forum di cittadini europei tenutosi a Firenze: (leggi). Il testo completo delle raccomandazioni (in lingua inglese) è accessibile dal sito della Conferenza: (leggi).

 

Se le esternazioni e gli atteggiamenti di Viktor Orban sono diventati paradigmatici del sovranismo e della democrazia illiberale, dovrebbe in realtà preoccupare molto di più la linea politica seguita ormai da una quindicina d’anni dal partito ultraconservatore polacco “Diritto e Giustizia” (Prawo i Sprawiedliwość - PiS). La Polonia infatti è il quinto Stato membro più popoloso dell’UE. Al di là delle recenti dispute sul (fondamentale) principio della primazia del diritto comunitario, l’azione del PiS ha minato le basi del sistema giudiziario polacco. Ora, come spiega un articolo apparso su BalkanInsight.com, un gruppo di cittadini cerca di richiamare l’attenzione sulla situazione chiedendo l’intervento della Corte penale internazionale dell’Aja: (leggi).

 

 

 

Finché la diplomazia tiene aperti canali di dialogo e i leader delle “grandi potenze” si parlano direttamente come hanno fatto di recente Putin e Biden, si può sperare che gli scenari di guerra restino tali. Se però la dialettica si accende e le provocazioni reciproche aumentano di intensità, occorre fare attenzione affinché la situazione non sfugga di mano. Quando poi ci sono elezioni presidenziali in vista (come in Francia), il rischio che la politica estera venga utilizzata per interessi di parte non possono essere trascurati. Non è quindi un bel vedere il dispiegamento di forze francesi nel Mar Nero, proprio in un momento di grande tensione tra Russia e NATO. Interessante al riguardo l’articolo di Sicurezza Internazionale: (leggi).

 

Angela Merkel aveva annunciato la decisione di non ricandidarsi alla Cancelleria federale nell’ottobre 2019: la fase di “transizione” che si è conclusa con il giuramento del Governo Scholz è quindi durata oltre due anni. Forse per questo, l’entrata in funzione di un nuovo esecutivo a Berlino ha suscitato meno commenti ed analisi di quanto si sarebbe potuto immaginare. Eppure è lecito aspettarsi cambiamenti di rilievo rispetto alle politiche merkeliane, soprattutto se si considera il fatto che si è passati da un governo a guida CDU/CSU, ad uno che ha messo il grande partito conservatore all’opposizione. Alcuni interessanti spunti d’analisi al riguardo sono forniti da un articolo dell’Huffington Post: (leggi). Il lettore più esigente potrà invece trovare uno studio ampio e dettagliato del nuovo approccio alla politica estera che ci si può attendere da parte del governo “rosso/verde/giallo” (German Foreign Policy in Transition; Volatile Conditions, New Momentum – AA.VV., 128p, 2021) sul sito della Stiftung Wissenschaft und Politik: (leggi)

 

L’ordine in cui gli Stati membri esercitano per un semestre la presidenza del Consiglio dell’UE è deciso con largo anticipo: nel 2016 si sono stabiliti i turni di presidenza fino al 2030. Il criterio utilizzato era una volta puramente alfabetico, ma da vari anni considerazioni diverse entrano in gioco. Chissà, quindi, se la coincidenza tra elezioni presidenziali francesi e il turno di presidenza nel primo semestre del 2022 è casuale o voluta (con lungimiranza). Resta il fatto che ad Emmanuel Macron si offre indubbiamente l’opportunità di sfruttare la visibilità della presidenza UE proprio in periodo elettorale, come illustra un articolo de Linkiesta: (leggi).

 

Dei dieci Stati che nel 2004 hanno aderito all’Unione europea, tre (Estonia, Lettonia e Lituania) erano ex Repubbliche sovietiche diventate indipendenti da poco più di dieci anni. È quindi comprensibile che a Tallinn, Riga e Vilnius si guardi sempre con una sensibilità particolare alla politica del Cremlino. Di conseguenza, non sorprende che proprio i governi dei tre paesi baltici siano tra i più espliciti e diretti nel mettere in guardia circa la necessità che NATO ed UE usino la dovuta fermezza nei rapporti con il Cremlino, in particolare con riguardo alla minacciata destabilizzazione dell’Ucraina. Esemplare in tal senso le parole della Premier estone Kaja Kallas riportate da Politico.eu: (leggi).