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Rassegna stampa di testate nazionali e internazionali a cura di Paolo Gozzi - 02/10

Forse è stato a causa delle preoccupazioni relative alla guerra in Ucraina e dell’imminenza delle elezioni che i resoconti sul discorso sullo “stato dell’Unione” pronunciato il 14 settembre scorso da Ursula von der Leyen sono scivolati in secondo piano. Ha parzialmente rimediato a questa mancanza di attenzione un articolo pubblicato sul sito di Geopolitica.info (leggi) che ha proposto un sunto di quanto detto dalla Presidente della Commissione. Permane non di meno la sensazione che i commentatori abbiano perso l’occasione di proporre ai lettori una riflessione sul passaggio forse più importante del discorso, quello nel quale ha affermato di ritenere che, come chiesto dal Parlamento europeo, “sia giunto il momento di una convenzione europea”. Il testo integrale in italiano dell’intervento di von der Leyen è disponibile sul sito della Rappresentanza della Commissioneleggi.

 

La “Convenzione europea” menzionata nella segnalazione precedente è ovviamente quella che dovrebbe portare ad una revisione dei Trattati che definiscono i principi e il funzionamento dell’UE. Snodo fondamentale di tale revisione dovrebbe essere una limitazione del vincolo dell’unanimità nelle decisioni assunte collegialmente dagli Stati membri. È questa un’esigenza emersa con forza anche nella recente consultazione popolare denominata “Conferenza sul futuro dell’Europa”, di cui tante volte si è parlato in questa rassegna stampa. Va detto comunque che il problema non può essere risolto in modo manicheo, ed occorre riconoscere che il cosiddetto “metodo comunitario”, che favorisce la mediazione al fine di raggiungere l’unanimità, ha i suoi pregi. Si prenda ad esempio l’attuale stallo derivante dalla necessità che tutti i Parlamenti nazionali ratifichino i trattati commerciali. Il Parlamento regionale della Vallonia è l’unico a non aver ratificato il trattato di libero scambio firmato nel 2013 con i paesi dell’America centrale, sulla base di considerazioni di politica ambientale e sociale. I punti di merito sollevati sono importanti, e trovar modo di tenerne conto sarebbe utile. L’articolo pubblicato da Politico.eu, sebbene forse eccessivamente critico nei confronti della Vallonia, può aiutare a meglio comprendere anche la questione dell’unanimità: leggi.

 

Ad oltre un secolo dalla “Dichiarazione Balfour” (1917) che preconizzava “un focolare nazionale per il popolo ebraico” in Palestina (fatto salvo il semplice rispetto dei “diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche”), quella regione continua ad essere una delle principali fonti di instabilità della vasta area mediorientale. Nel 1947 l’ONU ha dato forma statuale al “focolare” di Balfour, ma non è stata in seguito capace di creare una situazione di convivenza pacifica tra ebrei e palestinesi. Ora, proprio dalla sede delle Nazioni Unite è venuta un’importante apertura da parte israeliana, con l’accettazione del principio dei due Stati da parte del Primo ministro Yair Lapid. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas, 24 ore dopo, è stato molto cauto nel giudicare tale apertura, condannata del resto da molti dirigenti israeliani. Ma ogni segno di distensione e di pace deve essere colto in questi tempi difficili, sperando che l’uscita di Lapid sia un vero passo avanti e non una semplice mossa pre-elettorale. Il testo completo del discorso di Yair Lapid è disponibile in italiano sul sito Israele.net (leggi); quello – in inglese – del discorso di Mahmoud Abbas, sul sito dell’Agenzia ufficiale palestinese Wafa (leggi). Fornisce una concisa sintesi il sito Vaticannews.va: leggi.

 

Quando il re appare nudo, molti adulatori diventano detrattori. È un po’ quello che sta accadendo nei confronti di Vladimir Putin e della dirigenza russa da quando l’”operazione speciale” in Ucraina si è trasformata in una logorante guerra di posizione, con i russi ormai sulla difensiva. Molti dei paesi nati dalla dissoluzione dell’URSS in Asia centrale e nel Caucaso, a lungo fedeli alleati o comunque vicini a Mosca, stanno prendendo le distanze. Proprio nel Caucaso la sfida al Cremlino sembra veramente ormai lanciata. L’Azerbaijan in particolare, nel suo annoso conflitto con l’Armenia per il controllo del Nagorno-Karabach, ha apertamente sfidato la forza d’interposizione russa ed ha nuovamente attaccato l’Armenia. Il quadro d’insieme è tracciato in un articolo pubblicato sul sito di EastJournalleggi.

 

Mentre sui mercati finanziari la semplice dichiarazione di un leader politico o di un banchiere centrale può provocare crolli repentini ed altrettanto rapide riprese dei corsi, una tale volatilità non si riscontra nell’economia reale. Anche di fronte a fatti eccezionali o all’adozione di misure di grande rilievo, i risultati si manifestano solo in tempi lunghi. Sta succedendo così con le sanzioni occidentali alla Russia, i cui effetti cominciano solo ora a farsi sentire ma potranno essere dirompenti negli anni a venire. Ma succede così anche con la Brexit, che obbliga il Regno Unito a fronteggiare da solo la grave crisi politico-economica che si sta addensando su tutti i cieli del pianeta. Le prime decisioni in materia fiscale del nuovo Governo conservatore sono state accolte malissimo e hanno subito provocato una repentina flessione della sterlina. Ma il problema è più profondo, ed anche nel mondo della finanza globale si comincia ad accusare pubblicamente la Brexit. È quanto fa il finanziere Mark Mobius, già sostenitore di Trump, che ha definito un disastro la decisione britannica di uscire dall’UE, come riportato tra gli altri dell’azienda americana di servizi finanziari Morningstar.comleggi.

 

Chi per celia, chi con convinzione, sono ancora numerosi a Trieste e nella nostra regione coloro che evocano i “bei tempi andati” dell’Impero austro-ungarico. Non così altrove in Europa, dove anzi le reminiscenze di quel passato suscitano sentimenti negativi. Sembra avvenga così anche in Slovacchia, con conseguenze sorprendenti sull’opinione della popolazione nei confronti della guerra in Ucraina. Come riporta un breve articolo di Euractiv.com, è ancora vivo tra gli slovacchi un sentimento filorusso fatto risalire addirittura ai tempi della prima guerra mondiale e all’appoggio dello zar alla lotta per l’indipendenza dall’Austria-Ungheria (e specificatamente dal Regno d’Ungheria). Indipendentemente dalle ragioni di fondo, l’articolo fornisce dati sorprendenti sul sostegno di cui ancora gode la Russia: leggi.

 

Concludiamo questa rassegna stampa segnalando un interessante documento di un think tank del Parlamento europeo sui problemi economici e monetari. Vi si fornisce una sintesi dei recenti sviluppi economici, finanziari e di bilancio a seguito dell’attacco russo contro l'Ucraina. Il documento presenta anche informazioni sul regime sanzionatorio adottato dell'UE ed indica quali misure potrebbero da un lato mitigare eventuali effetti negativi economici, finanziari e sociali e, dall’altro, sostenere la ripresa economica nell'UE e nell'area euro. Leggi.