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Sì all’integrazione UE ai Balcani, ma non deve essere troppo accelerata

Per gentile concessione de Il Piccolo

 

Gli scenari che emergono dalla consultazione organizzata dall’associazione Dialoghi Europei dalle opinioni a confronto tra i partiti

Sì all’integrazione Ue ai Balcani, ma l’allargamento non deve essere troppo accelerato. E non può prescindere dal rispetto dello stato di diritto e dalla risoluzione delle questioni bilaterali ancora aperte. Si potrebbero riassumere così le posizioni di sei dei partiti politici che hanno corso per le elezioni del 25 settembre nei confronti dell’allargamento europeo ai vicini Balcani: sono i partiti che hanno risposto a una consultazione organizzata da “Dialoghi Europei”, think tank con sede a Trieste che ha contattato tutti i partiti delle principali forze politiche per conoscerne le opinioni in merito ai maggiori temi di politica europea ed internazionale. Tra questi appunto l’allargamento e l’esigenza di accelerare l’integrazione, magari con un ruolo da protagonista per l’Italia e il Fvg.

Fvg che avrebbe però «un peso specifico insufficiente per poter incidere su questi processi», la posizione di Sebastiano Badin (Alleanza Verdi e Sinistra), fra i sei che hanno risposto alle domande di Dialoghi Europei. Integrazione che è importante, ma non vanno rifatti «gli errori del passato», come dimostrerebbero i casi di Polonia e Ungheria e portata avanti «senza accelerazioni dovute alla situazione contingente» soprattutto nei confronti di Moldova e Ucraina, mentre i Paesi balcanici «sono maggiormente avviati nel processo», ha detto Badin. Sì a una accelerazione dell’allargamento, ma si rispettino «le condizioni necessarie» e soprattutto vanno «definitivamente chiariti i rapporti» tra Paesi balcanici, in particolare quelli «tra Serbia e Kosovo», magari sul modello macedone, hanno invece affermato Isabella De Monte e Maria Sandra Telesca, di Azione-Italia Viva, che hanno invece assicurato che Italia e Fvg, anche per la propria collocazione geografica, «possono avere un ruolo determinante».

«Riteniamo assolutamente necessario progredire rapidamente nel processo di adesione all’Ue» dei Balcani, ha spiegato da parte sua Luca Sut (M5S), un passo che «garantirebbe vantaggi anche al nostro Paese in termini economici e di stabilità politica per la regione». Sì a una accelerazione anche da Caterina Conti (Pd – Italia democratica e progressista), perché i Balcani in Europa sono la chiave per «il futuro e la stabilità di tutta l’Unione Europea», una posizione condivisa da anni da Pde e Pse in Europa, ha ricordato. E il Fvg «può offrire tanto ai Balcani occidentali, si pensi al patrimonio di conoscenza e scienza rappresentato da Trieste». Allargamento che è «essenziale» per Francesca Bonemazzi (Più Europa), anche proprio per sottrarre l’area «alla sfera di influenza di potenze che rappresentano una minaccia economica e anche militare» per l’Europa. Voce dissonante, quella di Antonino Iracà (Italexit per l’Italia). La Ue vuole contrastare nei Balcani le «politiche inclusive di Russia, Cina e Turchia», mentre sarebbero state proprio le «politiche neoliberiste di Ue e Nato a portare instabilità» alla regione